Covid-19: E’ emergenza per il benessere mentale

Scritto da il 23 Luglio 2020

Negli ultimi otto mesi, il mondo in cui viviamo e il comportamento della società è cambiato al di là di ogni riconoscimento a causa di Covid-19. Le implicazioni e la risposta al virus per quanto riguarda la salute fisica sono ben documentate con ampie ricerche sulla trasmissione del virus e sullo sviluppo di una potenziale cura, ma che dire dell’impatto sulla salute mentale della nazione e delle implicazioni a lungo termine a riguardo.

E ‘stato alla fine di dicembre dello scorso anno che, un paziente ricoverato al Jinyintan Hospital di Wuhan Cina con presunta polmonite, venisse dichiarato infettato da un ceppo insolito di Coronavirus, declinato poi Covid-19. Nel giro di due mesi, in Cina ci sono stati oltre 75.000 casi e nell’aprile 2020 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) confermo’ che vi erano stati 1,25 milioni di casi in tutto il mondo. Il mondo non ha vissuto a memoria d’uomo una pandemia come questa, e l’unico esempio recente fu l’epidemia di SARS del 2003, che ha colpi’ 8.422 persone in tutto il mondo.

Le due grandi complicazioni

Il virus ha portato due grandi complicazioni in termini di salute, la prima: l’effettiva diffusione del virus e gli effetti fisici; e la seconda: i problemi di salute mentale per le persone più colpite, a causa delle severe misure necessarie per limitare la trasmissione del virus.

Per quanto riguarda il primo problema l’approccio è abbastanza semplice. E’ responsabilità degli enti sanitari pubblici e dei governi promuovere buone pratiche: distanziamento sociale; quello di incoraggiare le persone ad una igiene personale più accurata e di utilizzare diversi presidi e dispositivi (mascherine e guanti) e, dove possibile,  lavorare da casa. È responsabilità dei singoli, in momenti come questi, mostrare considerazione per gli altri, come quelli con condizioni di salute già esistenti e per le persone vulnerabili, come gli anziani, e rispettare le misure richieste.

Ciò che non è chiaro è stato invece come mitigare al meglio le implicazioni psichiche associate al Covid-19 ed i fattori predisponenti associati alla cattiva salute mentale, come stare lontano dalla nostra rete di supporto e la diffusione di informazioni sbagliate sui social media, da cui può essere dannoso per la nostra salute mentale. L’OMS ha recentemente cambiato il termine distanziamento sociale in distanziamento fisico a causa del timore che avesse connotazioni negative in termini di salute mentale delle persone.

 

Nella nostra vita, possiamo tutti affrontare di tanto in tanto dei disagi o eventi imprevisti che possono limitare la nostra capacità di passare del tempo con i nostri cari o di fare le attività che ci piacciono. Tuttavia, quando si verifica una serie di eventi come una pandemia e ci vengono imposte misure severe e siamo attivamente incoraggiati a non vedere altre persone pena potenziali implicazioni legali (periodo del lockdown) se non le rispettiamo e la maggior parte dei servizi non essenziali sono chiusi, come palestre, biblioteche e piscine, allora è abbastanza chiaro, che ciò avrà implicazioni sulla salute mentale.

Gli amici psicologi e psicoterapeuti, in relazione al trattamento della depressione lieve/moderata, sanno che esiste un approccio chiamato attivazione comportamentale che consiste fondamentalmente nell’osservare quante ore si passano a fare cose che ci piacciono e a passare il tempo con le persone care e che ci fanno sentire bene, e dove possibile, cercare di aumentarlo, con la semplice premessa che più tempo dedichiamo ad attività piacevoli, più la probabilità di sentirci ansiosi e tristi diminuisce. Tuttavia, se queste cose vi vengono negate a causa delle attuali linee guida del governo, è probabile che l’umore degli individui sia più suscettibile alla depressione.

Il pedaggio della salute mentale causato da Covid-19 ha conseguenze di vasta portata sia peri soggetti (i pazienti) che ne sono stati colpiti che per gli operatori sanitari in prima linea che lo affrontano ed anche per il resto della popolazione che non appartiene alle categorie prima indicate. Ad esempio, i pazienti a cui viene diagnosticata l’infezione possono essere stigmatizzati per il fatto di essere portatori di una malattia che può colpire altre persone e possono dover affrontare questa malattia da soli senza il contatto di amici o familiari. Gli operatori sanitari e i medici che lavorano con un aumento del carico di lavoro dovuto alla Covid-19 c’e’ la possibilità che lo stress aumenti sfociando in burnout , dovendosi adattare  alle nuove linee guida e alle nuove modalità di lavoro a causa della pandemia. Per quanto riguarda il pubblico in generale, l’accaparramento di cibo e di beni di prima necessita sono stati potenziali indicatori di panico ed ansia, condizioni aggravate dalla forzosa permanenza in casa.

L’impatto sulla salute mentale delle persone è stato aggravato dai social media e dalla diffusione della disinformazione (anche vestita da controinformazione). Ho sempre detto alle persone che mi hanno seguito in questo periodo, di ricordare che, molto di quello che si legge nei social media è soggettivo e non sempre una fonte di informazione credibile, e solo perché, un individuo sperimenta le cose in un modo non significa che sia applicabile a tutti, ed è quindi meglio raccogliere qualsiasi informazione da fonti che hanno la responsabilità di informare il pubblico, le cui informazioni saranno sempre basate su prove.

In alcuni casi, le notizie riportate dai media main-stream possono essere fonte di ansia in quanto il vecchio adagio dice “le cattive notizie vendono”,  e quindi: morti quotidiane riportate più volte al giorno; storie particolarmente tristi come quando un bambino o una persona più giovane è morta, essendo l’argomento principale della notizia.

Ho consigliato ai clienti durante il virus di limitarsi in relazione alle notizie in quanto, quando siamo stressati, spesso possiamo soffermarci e rimuginare e convincerci che la nostra probabilità di soccombere alla malattia è maggiore di quanto non lo sia anche se stiamo seguendo le linee guida corrette.

Come sostenere la vostra salute mentale in questo momento

Cosa si può fare per mitigare e preservare la salute mentale durante la pandemia? In termini di praticità’ , è sempre importante che i clienti si auto controllino attentamente, e se si dovessero notare piccoli cambiamenti all’interno di se stessi, sia in termini di umore che di ansia, agire rapidamente. Nella mia esperienza, l’intervento precoce è fondamentale e può essere la differenza tra un piccolo problema che diventa più grande.

Se notate o avete notato dunque dei cambiamenti, può essere utile per voi tenere un diario che riporti eventuali fluttuazioni del vostro umore e dei livelli di ansia, questo può aiutare a informare il vostro terapeuta di eventuali fattori scatenanti e di come incorporarli nell’aiuto. In ipnosi, ho continuato a vedere i clienti attraverso piattaforme come Skype e Zoom e ho sempre incoraggiato l’uso di strumenti di auto-ipnosi per aiutare i clienti a gestire le paure in qualsiasi momento, come richiesta al di fuori degli orari degli appuntamenti.

Trovo che sia sempre una buona pratica e un aiuto per i clienti essere a conoscenza delle numerose organizzazioni di volontariato con linee telefoniche di assistenza 24 ore su 24,  e anche se le persone all’altro capo della linea possono non essere professionisti, a volte parlare con un altro essere umano quando siamo angosciati e stressati, in particolare se si è isolati, può essere di grande aiuto. È anche importante sottolineare alle persone che se sentite il bisogno di parlare con il vostro medico di base dei vostri problemi, potete ancora farlo e che il servizio sanitario nazionale non è più sotto pressione come durante le prime fasi del lockdown.

Credo però che in una società più ampia la pandemia abbia dimostrato che i governi investono non abbiano investito ne creduto ai vari percorsi a beneficio della salute mentale e che non abbiano incoraggiato la popolazione a richiedere un intervento precoce. Però la solidarietà di tanti professionisti si è mossa: psicologi;psichiatri;counselor; operatori delle più svariate discipline si sono messi a disposizione di chi ne avesse avuto bisogno, spessissimo gratuitamente.

Nella mia esperienza spesso i più emarginati della società sono i più a rischio e i più isolati, sia che si tratti di anziani o di persone con altri problemi. Questi gruppi di persone, possono spesso essere soggetti ad una scarsa salute mentale o fisica in tempi normali, figuriamoci in una pandemia. Persone che, nonostante i più a rischio e maggiormente sofferenti, sono spesso i meno propensi a cercare aiuto, e questo dovrebbe essere l’obiettivo di un cambiamento, sempre che ci sia la voglia di imparare qualcosa da questa situazione.



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